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L'Età Preistorica
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Il percorso comprende le varie fasi del lungo arco di tempo che va dal Neolitico agli inizi dell'Età del Ferro:

NEOLITICO
Nel Neolitico, età della pietra nuova, si verificano una serie di importanti innovazioni che mutano la vita dell'uomo trasformandolo da cacciatore e raccoglitore ad agricoltore ed allevatore. Questi processi, determinati dallo stabilizzarsi del clima, iniziano nel Vicino Oriente nell'ambito del VII millennio e si diffondono lungo le coste del Mediterraneo agli inizi del VI millennio a.C.
L'introduzione di una economia produttiva che favoriva lo sviluppo di specie sia animali che vegetali con tutte le fasi operative ad esse connesse portò verso la sedentarietà. Furono scelti siti con particolari caratteristiche geologiche e topografiche e impiantati villaggi (Malerba, Altamura; Iesce, Altamura; Casa San Paolo, Gravina), assai frequentemente delimitati da fossati (Fragennaro, Laterza)  per circoscrivere il territorio e proteggersi contro incursioni di animali selvatici o altri gruppi umani che avrebbero potuto danneggiare i beni della comunità. Tra le importanti innovazioni del Neolitico è la ceramica che costituisce un elemento importante per la classificazione degli aspetti culturali. E' infatti sulle tecniche decorative (impressa, dipinta, stile Serra d’Alto) che si basa la suddivisione cronologica del Neolitico che abbraccia un periodo di circa 3000 anni. Anche la levigatura della pietra, in particolare quella verde proveniente da località molto lontane, è una attività propria del periodo neolitico. E' impiegata per produrre sia oggetti di ornamento (accettine dal Pulo, Altamura) che strumenti di lavoro come asce usate per disboscare aree destinate all'agricoltura e
all'allevamento e per lavorare il legno.

ETA' DEL RAME
L’età del Rame, detta anche Eneolitico,  si sviluppa nel III e nei primi secoli del II millennio a.C., subito dopo l'abbandono dei villaggi neolitici a causa forse dell’arrivo di una ondata di popoli cercatori di metallo. Si tratta di un periodo conosciuto soprattutto da siti sepolcrali (Grotta Nisco, necropoli di Laterza). Poco noti sono, infatti, gli abitati, che erano sparsi nel territorio, con bassa densità di popolazione e forse anche di breve durata. Erano posti in zone collinari, in posizione strategica lungo valli fluviali o percorsi di crinale, particolarmente adatti ad un controllo delle vie di percorrenza e allo svolgimento di una attività di tipo pastorale che si affianca all’agricoltura (Garagnone, Spinazzola). Quest’ultima sembra trarre nuovo vigore dall’introduzione dell’aratro a trazione animale che contribuisce ad aumentare la produzione. L’utilizzo dei pascoli di altura sembra aver avuto un ruolo importante per favorire incontri e scambi tra popolazioni, documentati dalla diffusione di oggetti in luoghi distanti dalle aree di produzione. L’uso del rame non è molto diffuso. A causa della sua rarità e delle difficoltà di lavorazione esso viene impiegato per la produzione di oggetti con forte funzione  simbolica, come i piccoli pugnali da Grotta Nisco e da Laterza, tomba 3, le cui dimensioni molto ridotte dimostrano che si tratta di un materiale costoso, difficile da procurarsi. Viene adoperata, infatti, ancora la selce, la cui lavorazione raggiunge livelli notevoli. Tra gli oggetti prodotti in grande aumento le armi, forse in relazione con lo sviluppo dell’attività bellica di razzia ma anche con la difesa del territorio. Di grande interesse la  produzione vascolare che è caratterizzata da una grande varietà di motivi decorativi  di tipo geometrico realizzati con tecniche ad incisione o con applicazioni plastiche: olle e boccali da Grotta Nisco. Profondamente mutata rispetto al Neolitico appare l’ideologia funeraria. Infatti diventa predominante la sepoltura collettiva per la quale vengono utilizzate per lo più grotticine naturali come Grotta Nisco o strutture appositamente scavate, le cosiddette tombe a grotticella, come la tomba di Casal Sabini, nelle quali vengono sepolti membri dello stesso clan familiare con ricchi corredi tombali.

ETA' DEL BRONZO
L’età del Bronzo corrisponde a tutto il II millennio a.C. L’introduzione dell’aratro sul finire del III millennio a.C. aveva dato un forte impulso all’agricoltura che, benché svolga un ruolo principale nella produzione di cibo, appare integrata da altre fonti, anche probabilmente per un impoverimento dei suoli agricoli fortemente sfruttati. In particolare assume un ruolo determinante l’allevamento del bestiame, sia per la produzione di carne che per i suoi derivati cioé il latte e la lana. Infatti si nota in questa fase un maggiore interesse per la sistemazione di abitati in  aree collinari dove era possibile sfruttare sia i terreni fertili di fondovalle che i pendii scoscesi per il pascolo. La lavorazione del metallo raggiunge ora livelli notevoli. La presenza in molti insediamenti di forme di fusione rivela come si realizzino numerosi oggetti dalle armi agli ornamenti agli oggetti d'uso. Fuseruole e pesi da telaio rinvenuti in una certa quantità indicano che la tessitura era praticata stabilmente. La ceramica è caratterizzata da impasti scuri o rossicci imitanti il metallo (piatti da Garagnone). Le forme si presentano carenate con anse dalle fogge particolari. Numerosi i grossi recipienti, i coperchi di bollitoi e i colatoi verosimilmente utilizzati tutti per la lavorazione del latte (grotta I del Pulo; La Croce). Per quanto riguarda la sfera funeraria sono ancora utilizzate le tombe a grotticella (grotticella di Casal Sabini), ma compaiono nella fase media il dolmen e le tombe di tipo dolmenico, utilizzate per sepolture collettive. Rapporti con l’Oriente sono attestati sia dalla presenza di prodotti particolari come l’osso a globuli, di sicura produzione anatolica, che dal ritrovamento di ceramica micenea, assente però nei territori interni.

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Bibliografia:


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